Ci sono oggetti piccoli che fanno un lavoro silenzioso.
Non chiedono attenzione, non rubano la scena, ma senza di loro qualcosa si perde.
Il segnalibro è uno di questi.
Leggo spesso in formato digitale, ormai fa parte della quotidianità. Eppure l’idea di avere sempre a portata di mano un segnalibro mi piace tantissimo. Anche quando non serve davvero, resta un oggetto che parla di lettura, di tempo dedicato, di una storia lasciata in sospeso. È come se tenesse viva l’intenzione, anche quando le pagine non sono di carta.
Questo segnalibro è nato lentamente, senza l’idea di diventare un tutorial, ma solo raccattando materiale che era sparso nella mia postazione creativa.
Niente passaggi da seguire, niente “prima” e “dopo” da dimostrare. Solo le mani che provano, materiali che si incontrano quasi per caso, e una forma che prende posto tra le pagine.
Mi piace pensare al segnalibro come a una pausa tangibile.
Non serve solo a ricordare dove eravamo rimasti in un libro, ma a dire: "qui mi sono fermata, qui tornerò". È un oggetto di attesa, di ritorno, di continuità.
A volte il fare creativo non chiede di essere insegnato passo passo.
Chiede solo di essere condiviso, mostrato, lasciato parlare attraverso una forma finita.
La creatività, come la lettura, non corre.
Si infila tra le pagine e aspetta.
E tu, cosa usi per tenere il segno?
Segnalibri veri e propri, o la prima cosa che capita tra le mani?
a me i segnalibri piacciono. me ne sono fatti 4 o 5, uno per stagione, o festività. poi ogni anno ne faccio altri per regalarli alle amiche o per qualche scambio tra creative. secondo me è bello avere un segnalibro creato a mano, invece di usare un foglio di carta qualsiasi, o , peggio, una graffetta (che rovina il libro).
RispondiEliminaLe graffette non le prendo proprio in considerazione 😉
EliminaAmo i segnalibri, di qualsiasi tipo e piace questo (non so descriverti il perchè ma lo trovo intimo), bellissimo. Ma la cosa che mi sta mandando ai matti è questa "Non serve solo a ricordare dove eravamo rimasti in un libro, ma a dire: "qui mi sono fermata, qui tornerò". È un oggetto di attesa, di ritorno, di continuità.", stupenda interpretazione.
RispondiEliminaBenvenuto Pfom! Ti ringrazio moto per il tuo commento
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